La domanda di fondo è questa: “Se non sono riuscito a portarmi a casa neanche una penna bombata e colorata, sono io che non ci so fare, oppure anche Google sente la crisi?”
Questo quesito mi ha accompagnato lungo il tragitto di ritorno dal Google Developer Day 2008 di Milano, mentre mi rivedevo a prestare ad uno dei relatori la mia austera penna “Microsoft”, della quale non vado nemmeno tanto fiero, chiedendomi se è davvero finito il tempo del bengodi dove tutto era free come cappellini, penne USB e merchandising vario?
Per fortuna che secondo il gigante di Mountain View almeno il web resterà open e per molti versi free, perché è sulla condivisione dei dati, sullo sharing e sul mashup che si fonda il vero business di domani. Questa è stata l’introduzione al talk “State of the Open Web” di Brad Neuberg. In effetti gli ultimi periodi hanno premiato soprattutto le aziende che, come Google, hanno saputo puntare sugli standard aperti e sulla fruizione di servizi “for free” senza pretendere un ritorno immediato dagli investimenti.
Oggi, e tutti i talk del Developer Day tendevano a dimostrarlo, Google può vantare un seguito ed una diffusione che va al di là dei basilari servizi di marketing, arrivando a toccare il campo della programmazione con prodotti veramente innovativi e neanche troppo difficili da utilizzare.
Quello che è emerso dal talk di Brad Neuberg è stato anche lo stato dello sviluppo del web in termini di prestazioni e flessibilità. Parlare di grafica vettoriale online, SVG o Canvas, di CSS3 e Web Fonts (utilizzare il carattere che si vuole senza preoccupazioni), significa proiettarsi in un web diverso da quello che conosciamo, ancora più dinamico (immagino un grafico che si aggiorna in tempo reale) e scalabile (visualizzare un immagine che si adatta alle dimensioni dello schermo senza perdere di qualità). Il tutto grazie all’evoluzione dei browser e dei motori JavaScript.
Proprio dei motori JS ha parlato nel talk successivo Mads Ager presentando V8, il tanto discusso motore implementato nell’altrettanto famoso browser Google Chrome.
E’ stato interessante capire come sotto il cofano di un browser così minimal si nascondesse in realtà una meccanica brillante progettata per fare di JavaScript il principale attore nella fusione di online e offline. Offrire un motore veloce e intelligente per la gestione di un linguaggio poco strutturato come JavaScript significa infatti rendere ancora più veloce l’interazione con le applicazioni web e magari (ma diamogli più tempo) diminuire l’assorbimento di memoria che è sempre legato all’uso massiccio di linguaggi lato client, sempre più cruciale nell’era del mashup e della condivisione remota dei dati.
E come parlare di mashup senza addentrarsi nel servizio che per eccellenza indica il web 2.0? Eccomi allora alle prese con un bel mashup fra le API di Google per la manipolazione dei Feed RSS e le API di YouTube.
Avreste mai detto che creare un piccolo motore di ricerca per video (magari con alcune parole chiave settate in precedenza) sarebbe stato così facile? Se a questo aggiungete la possibilità di personalizzare l’interfaccia a vostro piacimento, allora benvenuti nel mondo della condivisione globale, dove non solo potete aggiungere, commentare e caricare filmati, ma soprattutto avete la possibilità di catalogare e selezionare, di creare nuovo web dal web esistente. Tutto open, secondo standard condivisi e magari anche gratis.
In conclusione il Google Developer Day ha dimostrato, oltre alle capacità di investimento nella ricerca di Google, quanto il mondo del web si muova a grande velocità e quanto per molti versi la nostra stessa idea della rete Internet sia ogni giorno già superata.
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